ACCENTAZIONE

L’accento, nei casi in cui è obbligatorio (cioè in fine di parola), è sempre grave sulle vocali à, ì, ò, ù. Sulla e l’accento è:

  • grave sulle parole seguenti: ahimè, ohimè, caffè, canapè, cioè, coccodè, diè, è, gilè, lacchè, piè, tè; inoltre, sulla maggior parte dei francesismi adattati (bebè, cabarè, purè ecc.) e sulla maggior parte dei nomi propri (Giosuè, Mosè, Noè, Salomè ecc.);
  • acuto sulle parole seguenti: ché (poiché) e i composti di che (affinché, macché, perché ecc.); fé e i composti affé e autodafé; i composti di re e tre (viceré, ventitré); i passati remoti (credé, temé ecc., escluso diè); le parole mercé, né, scimpanzé, sé (ma: se stante, se stesso, se medesimo), testé.

All’interno della parola (accento tonico) non si accentano mai le vocali, tranne nei casi in cui dal contesto non è chiaro a quale campo semantico ci si riferisce (omografia).
Esempio tipico: prìncipi/princìpi. In tal caso l’accento è sempre grave su a, i, u; può essere grave o acuto su e e o, a seconda che abbiano suono aperto o chiuso.

 

APOSTROFI

L’uso dell’apostrofo segue le regole correnti della lingua italiana. Si noti che il segno ' non costituisce apostrofo, ma indica una frazione di grado o i minuti primi; il suo utilizzo al posto dell’apostrofo è quindi scorretto.

Le parole tronche non vogliono l’apostrofo, tranne i seguenti casi:

  • nei vocaboli in cui la caduta della sillaba finale abbia lasciato una terminazione vocalica: mo’ (modo), po’ (poco);
  • nelle forme imperative del verbo: va’ (andare), fa’ (fare), sta’ (stare), di’ (dire), da’ (dare).

Non vanno mai apostrofati tal e qual.

È sempre preferibile non utilizzare l’apostrofo nelle date, ma scriverle per esteso (non ’14, ma 1914).

 

AVVERBI IN -MENTE

Per ragioni eufoniche e stilistiche, l’uso degli avverbi che finiscono in -mente va evitato il più possibile; in tutti i casi in cui la frase possa risultare alleggerita, occorre sostituirli con espressioni equivalenti: generalmente > di solito; costantemente > sempre.

 

D EUFONICA

La d eufonica si usa soltanto quando la congiunzione o la preposizione termina con la stessa vocale con cui comincia la parola successiva (ad altri, ed erano ecc.). In tutti gli altri casi, l’uso della d eufonica è da ritenersi scorretto. Fa eccezione l’espressione ad esempio, a cui, però, è sempre preferibile per esempio.

Va sempre evitato l’uso di od.

 

FORME DI SCRITTURA

Corsivo

Salvo eccezioni particolari, vanno in corsivo:

  • tutti i titoli delle opere dell’ingegno: libri, film, riviste, opere, quadri, canzoni, poesie, commedie, giornali. I nomi delle opere architettoniche vanno normalmente in tondo; se però l’opera ha un nome o titolo di fantasia assimilabile ai casi precedenti, in cui non è contenuta l’indicazione di genere della struttura architettonica (casa, palazzo ecc.) occorre utilizzare il corsivo: Falling Water di F. Lloyd Wright. Lo stesso criterio verrà utilizzato per le opere musicali: il Pierrot Lunaire di A. Schönberg, ma la Sinfonia n. 5 di Beethoven;
  • parole citate in quanto parole, senza riferimento al loro campo semantico (il verbo scegliere; il tedesco haben);
  • i termini tecnici e specialistici possono essere scritti in corsivo la prima volta che compaiono nel testo;
  • parole e termini latini e stranieri di uso non comune;
  • parole oppure espressioni da mettere in particolare evidenza (a discrezione dell’autore).

Grassetto

In linea generale, all’interno del testo va evitato l’uso del grassetto, è sempre bene sostituirlo con il corsivo.

 

MAIUSCOLE E MINUSCOLE

Regola generale è utilizzare il maiuscolo il meno possibile.

Sono sempre maiuscoli:

  • i nomi propri. Nel caso di cognomi preceduti da particelle, la particella si scrive normalmente in minuscolo quando è presente il nome; in maiuscolo quando il cognome compare da solo (Luca della Robbia, Della Robbia). Nei cognomi francesi, gli articoli le, la, les e le preposizioni articolate du, des si scrivono sempre con iniziale maiuscola (Georges de La Tour, De La Tour).
  • nomi e cognomi composti francesi vogliono sempre il trattino (Alain Robbe-Grillet);
  • i nomi propri di enti, istituti, organizzazioni e partiti (è maiuscola solo la prima parola): Croce rossa italiana, Sinistra ecologia e libertà. Si usa il maiuscolo anche per indicare il nome di strutture formative e università (Università degli Studi di Torino, Istituto tecnico Avogadro); lo si impiega inoltre per indicare la denominazione di corsi di studio, insegnamenti, master ecc. (corso di laurea in Filosofia morale; professore ordinario di Psicologia clinica), ma non quando ci si riferisce genericamente a materie e discipline («Amo la filosofia», «La filosofia è una disciplina interessante», ma «Ho seguito il corso di Filosofia morale»);
  • i nomi di istituzioni politiche e amministrative (Questura di Torino, ma questore di Torino; Ministero dell’Industria, ma ministro dell’Industria). Parlamento, Stato, Chiesa, Regione, Comune, Repubblica ecc. vanno maiuscoli solo se riferiti all’istituzione, non quando sono utilizzati in modo generico;
  • soprannomi, pseudonimi e nomi immaginari (es. il Beato Angelico, il Re Sole, lo Zio Tom). Se il soprannome è aggiunto al nome, di solito va tra virgolette: Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio”;
  • i nomi che indicano epoche, periodi storici, movimenti politici o culturali, fatti importanti: il Settecento, il Rinascimento, la Controriforma. Se i nomi sono accompagnati da un aggettivo, quest’ultimo andrà minuscolo: il Risorgimento italiano. Per i decenni è sempre preferibile: gli anni Venti, gli anni Trenta;
  • i nomi dei punti cardinali, se indicano una specifica regione geografica: l’Oriente, l’Est, l’Occidente. Se sono accompagnati da un aggettivo, questo andrà in minuscolo: il Sudest asiatico;
  • Street, Avenue, Place, Rue, Strasse (in lingua straniera);
  • le festività: il Primo Maggio, il Thanksgiving Day, il Quattordici Luglio;
  • gli appellativi san, santo, santa se fanno parte del nome proprio di chiese, località, vie; altrimenti sono minuscoli;
  • i nomi di documenti ufficiali: la Costituzione, la Magna Charta, lo Statuto, la Dichiarazione d’Indipendenza;
  • i nomi stranieri: i sostantivi tedeschi vanno sempre riportati con l’iniziale maiuscola; nei titoli di libri e articoli inglesi vanno rispettate le maiuscole del titolo originale (Nel libro Physical Activity and the Immune System…);
  • le iniziali dopo . ! ? …

Si usa la minuscola quando è evidente la continuità della frase (Si alzava, si sedeva di nuovo… non riusciva a darsi pace);

  • i termini specifici che identificano guerre, paci, scoperte, dichiarazioni ecc.; minuscoli vanno invece i termini generici che indicano il tipo di avvenimento: la pace di Parigi, la guerra delle Due Rose, la guerra dei Sette anni, la Grande guerra, la Prima/Seconda guerra mondiale, la dichiarazione d’Indipendenza.

Sono sempre minuscoli:

  • i nomi dei popoli, antichi e moderni;
  • i titoli nobiliari, ecclesiastici, accademici;
  • le cariche pubbliche;
  • i gradi e i corpi militari;
  • i nomi comuni geografici (fiume, lago, monte ecc.) seguiti dall’identificativo proprio dell’elemento geografico (mare Adriatico);
  • i nomi di palazzi, teatri, vie, piazze, quartieri: palazzo Reale, teatro Regio, via Po, piazza Vittorio, quartiere San Salvario;
  • movimenti e stili culturali: l’impressionismo, l’esistenzialismo, il romanico;
  • malattie e nomi generici di medicinali, a meno che i medicinali non siano marchi registrati: l’epatite virale, la penicillina, il Fluimucil;
  • gli elementi chimici;
  • epoche geologiche, minerali, rocce e pietre preziose: il mesozoico (l’età del bronzo), il diamante, la grafite.

In casi dubbi, scegliere una forma mantenere l’uniformità in tutto il testo.

 

NUMERI

I numeri vanno generalmente scritti in lettere per esteso, fatta eccezione per le date e per i numeri contenuti in tabelle e in lunghe elencazioni (15 quadri, 63 sculture, 42 codici miniati e 643 manoscritti). Sono possibili eccezioni anche per testi particolari in cui si adotta un criterio diverso (si pensi, per esempio, a testi scientifici o tecnici che contengano molte cifre). Inoltre:

  • i numeri romani non vogliono mai il tondino a esponente;
  • il tondino dei gradi centigradi, quando è accompagnato dall’indicazione C, va staccato dal numero e avvicinato alla C (30 °C);
  • le frazioni di grado (minuti primi, secondi) vanno messe a esponente (45");
  • le ore non vogliono la virgola, ma il punto (18.45);
  • per i numeri superiori al migliaio le cifre non vanno staccate (3000), per quelle superiori a 9999 si staccano le cifre di tre in tre a partire dal fondo con un punto (45.600, 498.321).

 

DATE

Nel caso in cui siano indicati i due estremi di un intervallo di tempo è necessario scriverli per esteso. Nel caso i due estremi temporali siano compresi nello stesso decennio, non si ripetono le cifre che identificano il secolo; se i decenni sono diversi, si ripetono anche le cifre identificative del secolo: 1914-18, ma 1939-1945.

 

PLURALI

Il plurale dei sostantivi e degli aggettivi terminanti in -io esige una sola -i. La -i sarà raddoppiata solo nel caso in cui su di essa cada l’accento tonico (rullii). È da evitare l’accento circonflesso sulle -i finali di parola.

I sostantivi in -cia e -gia al plurale perdono la -i se la desinenza è preceduta da consonante: roccia, rocce; provincia, province. La conservano se preceduta da vocale: grigia, grigie; valigia, valigie. Tuttavia, nel caso in cui il dizionario ammetta entrambe le forme, preferire: bisce, strisce, lisce ecc.

 

PUNTEGGIATURA

Virgolette

Le virgolette vengono usate per evidenziare certe parole o certe frasi in relazione al loro contenuto, a differenza del corsivo, che serve a evidenziare certe parole in relazione alla loro presenza nel testo.

L’ordine di utilizzo delle virgolette è il seguente: (« “ ‘’ ” »)

Si utilizzano le virgolette basse per:

  • citazioni di breve lunghezza;
  • dialoghi.

Negli altri casi si utilizzano le virgolette alte:

  • parole o frasi derivate da un certo ambiente culturale (esempio);
  • parole o frasi che riportano scritte esistenti nel contesto descritto (Sull’edificio di fronte si leggevano le parole “Ristorante da Mario”);
  • termini che evidenziano un significato (La parola stima può avere due significati: “apprezzamento” e “valutazione”);
  • linguaggio figurato. In tal caso le virgolette possono sostituire o essere accompagnate da espressioni tipo cosiddetto, per così dire ecc. (Ha segnato un gol “alla Platini”);

 

Puntini di sospensione

I puntini di sospensione sono sempre e solo tre. Posti all’inizio di una frase vanno staccati dalla parola che segue; messi alla fine vanno attaccati all’ultima parola.

Dopo i puntini non si mette il punto fermo. Generalmente, in presenza di un punto interrogativo o esclamativo, lo seguono («Che splendore!…»), a meno che, in un dialogo, non indichino una frase lasciata a metà («Ma tu…?»).

 

Virgole

Indicano la più breve pausa nel discorso. Il loro utilizzo è soggetto a regole grammaticali ben precise. Eccone un breve compendio:

  • non si deve separare il soggetto dal verbo e il verbo dal complemento oggetto; è però consentito l’inserimento di incisi;
  • si usa la virgola per separare i termini di un elenco e per separare termini paralleli che hanno funzioni sintattiche simili. Nel caso di un elenco, l’ultimo termine va di solito introdotto dalla congiunzione, mai preceduta da virgola;
  • si usa la virgola per separare componenti marginali della proposizione (frasi introduttive e ablativi assoluti, apposizioni, interiezioni e simili);
  • si usa la virgola per separare proposizioni coordinate e subordinate (si può omettere se la frase è breve).
  • due proposizioni o parti del discorso introdotte da congiunzioni semplici (e, o) o correlative (sia… sia…, né… né…, tanto… quanto…) non devono essere separate dalla virgola. Esistono però alcune possibili eccezioni:

a) si può mettere la virgola davanti a una congiunzione quando la sua assenza potrebbe causare confusioni nell’interpretazione della struttura sintattica (tipico il caso di due e vicine, una delle quali conclude un elenco e l’altra introduce una proposizione coordinata);

b) spesso si pone la virgola davanti alle congiunzioni correlative quando queste sono tre o più e sono di una certa lunghezza;

c) si può mettere una virgola davanti alla congiunzione anche per ragioni puramente stilistiche, quando è necessario segnare uno stacco o una pausa importante nel discorso («L’avevo avvertito di non ritardare, e non era la prima volta»).

 

Trattini

Si usa il trattino breve (-), sempre non spaziato, quando non si vuole esprimere alternanza o contrapposizione tra più termini da unire (madre-padre, madre opprimente-padre assente). Si usa il trattino medio (–), spaziato, per incisi ed elenchi.

 

Barra trasversale/slash

Quando due o più termini sono presentati come contrapposti, sostituibili o alternativi l’uno all’altro vanno uniti dallo slash, non spaziato.

 

N.B.: il numero di nota va dopo il segno di interpunzione (senza essere preceduto da spazio) se la nota si riferisce all’intero periodo, vicino alla parola cui si riferisce, oppure subito dopo le virgolette che chiudono una citazione.

 

INCISI

Gli incisi all’interno del testo possono essere introdotti da parentesi tonde o da trattini; in questo secondo caso, dovrà essere utilizzato il trattino medio. Se subito dopo l’inciso è presente un segno di punteggiatura, il secondo trattino, che chiude l’inciso, si omette, a meno che non si tratti di una virgola (La ringraziò per i dati forniti – dati che ovviamente non avrebbe reso pubblici!).

 

RIGHINI

Vanno evitati i righini in testa alla pagina. Per righino si intende una riga di lunghezza inferiore ad almeno tre quarti della giustezza del testo. Se però il righino è costituito da una battuta di dialogo a se stante, può restare com’è. In ogni caso, vanno assolutamente evitate righe che comprendano meno di cinque battute (questo aspetto sarà gestito in fase di impaginazione da parte della casa editrice).

 

DIALOGHI E CITAZIONI

Rifarsi agli esempi seguenti:

  • Il professore afferma che «occorre studiare molto per poter superare l’esame».
  • Il professore afferma: «Occorre studiare molto per poter superare l’esame».
  • «La lezione è finita.»
  • Il professore disse: «La lezione è finita».
  • «La lezione è finita» disse il professore.
  • «La lezione è finita» disse il professore «potete andare.»
  • «Che cosa ne pensi?»
  • «È una vergogna!»
  • «È troppo rischioso…»
  • Domandò: «Che cosa ne pensi?».
  • Esclamò: «È una vergogna!».
  • Suggerì: «È troppo rischioso…».
  • «Che cosa ne pensi?» domandò.
  • «È una vergogna!» esclamò.
  • «È troppo rischioso…» suggerì.
  • «Verrà domani» disse «e forse lo porterà!»

I brani di altre opere citati nel testo vanno riportati rigorosamente senza modificazioni né interventi formali di alcun genere. Come contrassegno dei commenti o chiarimenti inseriti da chi scrive nel brano citato si utilizzano le parentesi quadre; le stesse parentesi quadre servono a racchiudere i puntini di omissione quando si tralascia una parte della citazione.

La citazione sarà posta fra virgolette basse e composta di seguito, nello stesso corpo del testo, se breve (meno di cinque righe). Se lunga (più di cinque righe), sarà composta fuori corpo, in corpo minore, preceduta e seguita da un’interlinea bianca.

 

BIBLIOGRAFIA

Libro
N. Cognome, titolo, editore, luogo di edizione, anno di edizione, (eventuale anno di edizione originale).

 

M. Demichelis, Storia dei popoli arabi. Dal Profeta Muhammad al XXI secolo, ANANKE lab, Torino, 2015 (edd. origg. 2013).
M. Benato, M. Balistreri, M. Mori (a cura di), Etica medica nella vita militare, ANANKE lab, Torino, 2014.

 

Articolo su periodico
N. Cognome, “titolo”, titolo del periodico, numero dell’annata del periodico (anno di edizione), numero del fascicolo, numeri di pagina.

 

M. Mori, “La consulenza in etica clinica ‘all’italiana’. Una nota critica sul Documento di Trento”, Bioetica. Rivista interdisciplinare, xxii (2014), n. 3-4, p. 470.
S. Martinenghi, “Abbiamo pagato quarantamila euro ma per nostra figlia solo cure inutili”, la Repubblica, 24 aprile 2014.

 

  • I riferimenti ad articoli pubblicati in raccolte o altre parti di libri seguono gli stessi criteri indicati per i due casi precedenti; in più nel caso in cui l’autore sia lo stesso non si ripete il nome, ma si scrive Id.

D.C. Dennett D.C., I sistemi intenzionali, in Id., Brainstorms, Adelphi, Milano, 1991 (ed. orig. 1978), pp. 37-65.

 

  • Nel caso in cui un’opera abbia più di tre autori o curatori ci si può limitare a indicare il nome del primo autore o curatore facendolo seguire dalla dicitura et al.

Andronico M. et al. (a cura di), Capire Wittgenstein, Marietti, Genova, 1998.

 

  • Per le citazioni da siti web N. Cognome, Titolo, mese/anno, consultabile al link (ultimo accesso mese anno).

A. Abbott, “Italian stem-cell trial based on flawed data”, Nature, luglio 2013, consultabile al seguente link (ultimo accesso ottobre 2014).

 

 

ABBREVIAZIONI

Nel testo non si usa in generale alcuna abbreviazione, salvo che per le espressioni avanti Cristo e dopo Cristo appartenenti a una datazione (30 a.C., 30 d.C.) e inoltre (soprattutto se sono fra parentesi) per i rimandi ad altre parti del libro (vedi cap. 2), per le citazioni bibliografiche, per le date e per alcune espressioni particolari. L’abbreviazione è invece normale nelle tabelle, negli specchietti, nelle fonti di citazione in nota e nella bibliografia. Nelle abbreviazioni relative a unità di misura si omette il punto (es. 1200 mq; ma nota bene: l’unità di misura sempre dopo la cifra).

Davanti all’abbreviazione ecc. non si deve mai mettere la virgola.
In uno stesso libro una stessa parola dev’essere abbreviata in maniera uniforme e costante.

Elenco delle abbreviazioni
(si raddoppia l’ultima consonante per indicare il plurale: capitolo>cap., capitoli>capp.)

Termini redazionali bibliografici

  • allegato: all.
  • anno: a.
  • appendice: app.
  • articolo: art.
  • articolo citato: art. cit.
  • capitolo: cap.
  • capoverso: cpv.
  • carta: c.
  • collaboratore: collab.
  • collana: coll.
  • collezione: collez.
  • colonna: col.
  • confronta: cfr.
  • dattilografato: dattil.
  • documento: doc.
  • editore: ed.
  • esempio: es.
  • et alii: et al.
  • fascicolo: fasc.
  • figura: fig.
  • foglio: f.
  • ibidem: ibid.
  • idem: id.
  • illustrazione: ill.
  • infra: inf.
  • luogo citato: loc. cit.
  • manoscritto: ms.
  • nota: nt.
  • numero: n.
  • nuova serie: n.s.
  • opera citata: op. cit.
  • opuscolo: opusc.
  • originale: orig.
  • pagina: p.
  • paragrafo: par.
  • parte: pt.
  • passim: pass.
  • prefazione prefaz.
  • pseudonimo: pseud.
  • ristampa: rist.
  • seguente: sg.
  • senza data: s.d.
  • senza editore: s.e.
  • senza luogo: s.l.
  • sezione: sez.
  • stamperia: stamp.
  • tabella: tab.
  • tavola: tav.
  • titolo: tit.
  • tomo: t.
  • tradotto: trad.
  • verso: v.
  • versus: vs.
  • volume: vol.